
C'è una domanda che ogni scrittore affronta prima ancora di scrivere la prima riga di una storia, spesso senza accorgersene. Non si tratta di trovare la propria idea ma riflettere su come raccontare e a chi affidare il messaggio. Si, sto parlando del punto di vista, la visione del mondo che di fatto influisce sull’atmosfera, sulla tensione, sul rapporto che si va instaurare con il lettore e che caratterizza il significato profondo della storia.
Quindi una scelta che non possiamo fare a cuore leggero ma che determina in un’ultima analisi sul successo della nostra storia.
Facciamo un esempio concreto, immaginiamo a un incidente stradale che avviene nel tardo pomeriggio. Se andiamo a intervistare il guidatore affiorerà il suo senso di colpa e la paura provata, se chiediamo a un passante ci racconterà un punto di vista basato sulla distanza e su ciò che ha osservato e così via a secondo di chi si andrà a interpellare.
Ecco questo è il punto di vista.
Chi ha il diritto di raccontare
La scelta del nostro punto di vista non è una scelta tecnica ma è determinata da una sorta di decisione filosofica. A chi diamo la parola, a chi affidiamo la responsabilità di prendere per mano il lettore e di decidere cosa possa sapere o no?
Le prospettive principali sono essenzialmente quattro e ognuna prevede un costo e un guadagno preciso. L’uso della prima persona colloca il narratore dentro la storia. Ha accesso diretto ai propri pensieri e crea un'intimità immediata con il lettore. Si paga però un prezzo alto, nessuna informazione su tutto ciò che si non vede, non si sente, non si conosce. Se esce dalla stanza, la scena finisce lì. È il punto di vista della confessione, del monologo interiore, della voce che non si riesce a smettere di ascoltare, anche quando come lettore sospetti che stia mentendo.
La terza persona limitata è la più usata nella narrativa contemporanea, e questo non a caso. Infatti questo punto di vista è ancorato a un solo personaggio, che vede tutto e può descrivere, altrimenti impossibile con l’adozione della prima persona. Certamente richiede una coerenza assoluta. Ad esempio, se sei nella testa di Marco, non puoi sapere cosa pensa Elena. Questa coerenza, se rispettata, diventa uno strumento narrativo senza eguali.
La terza persona onnisciente sa tutto, ripensiamo alle nostre letture scolastiche de I promessi sposi. Pensieri, motivazioni, segreti di ogni personaggio. Si sposta liberamente, commenta, anticipa, orienta le simpatie o antipatie nei confronti di qualche personaggio specifico. È il punto di vista dei grandi romanzi corali, delle saghe, delle storie più grandi di un singolo personaggio. Richiede una disciplina ferrea altrimenti si entra nel territorio del head-hopping o salto di testa e si cominciamo a perdere i lettori.
La seconda persona è rara, coraggiosa, destabilizzante. Il lettore diventa protagonista. Funziona a dosi brevi, in contesti precisi, quando l'immersione totale è parte del significato stesso della storia. Usarla senza una ragione precisa è un rischio che raramente vale la pena correre.
Il pericolo silenzioso: l'head-hopping
Analizziamo meglio il salto di testa con un esempio concreto. Riprendiamo la nostra storia di Marco e Elena e analizziamo questo breve passo: "Marco entrò nella stanza e si chiese se fidarsi di lei. Elena lo guardò. Sapeva che lui non si fidava — e quella consapevolezza la feriva." In due righe due personaggi, nessuna indicazione e il lettore non ha più chiaro chi seguire. Per ovviare a questo problema è sufficiente introdurre in ogni scena un unico personaggio. Se vuoi cambiare punto di vista allora cambia scena o capitolo. Inserisci un segnale chiaro dallo spazio bianco a un titolo, a un salto temporale. Il punto di vista naturalmente cambiare ma non di soppiatto.
Quando il narratore non vede se stesso
Esiste un’altra alternativa, molto affascinante, ma che richiede una maggiore dose di attenzione, mi riferisco al narratore inaffidabile. Non mente necessariamente in modo consapevole, piuttosto non riesce a scorgere ciò che il lettore vede invece con chiarezza. E questo scarto, questa distanza tra la versione del narratore e la realtà che trapela tra le righe, a diventare uno degli strumenti più potenti della narrazione. "Quella sera fui gentile con tutti. Dissi sempre la cosa giusta, sorrisi quando serviva. Non capisco perché nessuno mi voglia bene." Il narratore non coglie la contraddizione ma il lettore eccome. Per costruire un narratore inaffidabile dobbiamo fare attenzione agli aspetti che personaggio non riesce a vedere su se stesso. In questo modo potremo costruire la narrazione in modo che un lettore attento possa intuirlo, senza che venga mai affermato in modo esplicito.
L'AI per lavorare sul punto di vista
Anche in questo caso l'intelligenza artificiale può venirci in aiuti per verificare la coerenza del nostro testo e soprattutto per segnalarci i punti critici. È consigliabile procedere caricando scena per scena e non il testo tutto insieme.
Prompt 1: Riscrivi la scena da prospettive diverse
La mia prima scena: (incolla il testo).
Riscrivila tre volte mantenendo gli stessi fatti:
1. Prima persona, dal personaggio A
2. Terza persona limitata, dal personaggio B
3. Terza persona onnisciente
Per ciascuna versione, indica brevemente cosa il lettore sa, cosa ignora e cosa percepisce in modo diverso rispetto alle altre. Prompt 2: Individua i momenti di head-hopping
Questo è un brano del mio racconto: (incolla il testo).
Il punto di vista dichiarato è (prima persona / terza limitata su X / terza onnisciente).
Analizza il testo e segnala:
1. I punti in cui esco involontariamente dal punto di vista scelto.
2. I momenti in cui il personaggio sa cose che non potrebbe sapere
3. I salti di prospettiva non segnalati Per ogni problema trovato, suggerisci una possibile correzione.
Prompt 3: Verifica la coerenza dell’head-hopping su più scene
Ti riporto tre scene del mio racconto:(incolla le varie scene).
Il punto di vista cambia tra le scene, desidero che sia intenzionale e segnalato.
Analizza:
1. I cambi di punto di vista sono chiari per il lettore?
2. Ci sono passaggi ambigui in cui non è chiaro chi stia percependo la scena?
3. La transizione tra un punto di vista e l'altro è fluida o avviene per salti?
Suggeriscimi come migliorare le transizioni critiche.
Esercizio pratico
Scegli un episodio semplice come una discussione durante un pasto o un tragitto in auto.
Scrivilo in prima persona come l'hai vissuto, poi riprova in terza limitata, dal punto di vista di qualcuno che era lì con te. Infine prova in terza onnisciente.
Rileggi i tre testi e domandati: Quale ti sembra più efficace? Quale più interessante? Quale vorresti continuare?
La risposta all’ultima domanda ti dirà quale punto di vista appartiene alla storia.
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